La seconda vita dei fondi di caffè

 

In un nuovo e costantemente rinnovato spirito ambientalista, il concetto di rifiuto, inteso come abbandono di uno scarto alimentare o produttivo, è al contrario l'input indispensabile per ridefinire il corretto esistere dell'Uomo alla ricerca di una nuova sintonia con l'ambiente.
Gli ecosistemi, negli anni depauperati e impoveriti, sono al centro di un sentimento che riesce a riunire in se la capacità di mantenere sostanzialmente inalterato lo stile di vita sociale generale senza appesantire eccessivamente l'ambiente.
Il concetto di riciclo, di ridefinizione dello scarto, inteso non come fine di un processo, ma d'inizio di un nuovo ciclo si è diffuso attraverso nuove concezioni della produzione e del riuso dei materiali dai quali il ciclo può ripartire in modalità diverse e non inquinanti.
Il caffè, in tal senso, è un'ottima fonte e lo sanno bene i nostri nonni che utilizzavano i fondi come fertilizzanti, riversandoli nelle 'concimaie', contenitori nei quali i processi di disgregazione della materia ricomponevano la stessa sotto forma elaborata di concime.
In questa direzione, nel pieno di questa volontà di assorbimento degli eccessi riutilizzabili, dall'Inghilterra si è diffusa la tendenza di reintegrare i fondi del caffè, sia sfusi che in capsula, oramai nel pieno della diffusione casalinga.
Sì, proprio in Inghilterra, il paese principe del 'coffe to go', il caffè da passeggio bevuto frettolosamente, tramite beccuccio, nelle metropolitane, nei breakfast point, tra succhi d'arancia, uova strapazzate, salsicce e bacon.
La potenzialità di questo apparente scarto della lavorazione, inutilizzabile dopo l'unico, appagante filtraggio nelle macchine elettriche, rinasce in una nuova vita che non preveda lo spreco del rifiuto fine a se stesso.
Nel paese natale, una grande multinazionale del caffè, già ricicla, riutilizzando all'interno di una nuova fonte e motivo d'esistere, 218 tonnellate di fondi da caffè reinseriti nella produzione grazie all'estrusione di pellet ideali per alimentare le apposite stufe casalinghe.
Chissà se nel tepore delle case il caffè esausto ripropone, anche marginalmente, il suo inconfondibile aroma che profuma di casa, di famiglia, di mattino.
Da questo piccolo successo, in questa importante ideologia eco-friendly, l'azienda ha trovato lo stimolo per determinare il riutilizzo dei fondi sia nella produzione di pellet da combustione, che alla ricerca rivolta alla distillazione di ecodiesel, poco inquinante e dall'alta resa combustibile rivolta all'alimentazione dei motori urbani.
Questo profumato messaggio ambientalista, si è diffuso, proprio come i fumi delle miscele del mattino nelle macchinette, anche nel resto d'Europa e già diverse aziende intravedono la possibilità di alimentare i propri guadagni rivolgendosi sia alla torrefazione del caffè che al successivo riciclo, un'opportunità produttiva all'interno della crescente richiesta dei consumatori di mantenere uno standard di vita accettabile all'interno di una concezione rivoluzionaria dello sviluppo e del riciclo.
Quindi preparatevi: le vostre stufe e caldaie attendono nuove forme di combustibile, in questo limitando anche la deforestazione che prevede la produzione di pellet non sempre rivolta al riciclo della segatura di scarto delle lavorazioni canoniche.
Il caffè così amplia il suo ciclo che nel futuro sarà sempre più ecosolidale, eco compatibile, appagante nel gusto e nel sapore ma, soprattutto nell'etica di una nuova società consapevole 2.0.

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